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Da YouTube a voi un filmato d’epoca di una lezione tenuta da Le Corbusier.
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Video intervista tratta dal V-day di Beppe Grillo. L’attivista genovese da la parola ad un insigne docente nonchè architetto del nostro tempo, Massimo Majowiecki. Ascoltate e commentate.
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Intervista al Charlie Rose dell’architetto Frank Gehry (in lingua inglese).
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Il 30 ottobre 1928 Frantisek Müller, ingegnere e titolare di un’impresa edile, siglò il contratto con Adolf Loos per la progettazione e realizzazione della propria residenza.
Nonostante Casa Müller fosse una delle opere “mature”di Adolf Loos, è abbastanza singolare leggere che il progetto fu bocciato ben dieci volte dalla commissione edilizia, sembrerebbe a causa di alcune norme concernenti la limitazione del suolo calpestabile della terrazza dell’ultimo piano e il relativo impiego dei locali distribuiti su questo stesso livello, sono da escludere contrasti sull’estetica dell’edificio.
«Costruisci come meglio puoi…
Non temere di essere giudicato non moderno…
Perché la verità,anche se vecchia di secoli,
ha con noi un legame più stretto della menzogna
che ci cammina al fianco»
Con questa citazione, Loos si pone in contrapposizione tra due linee di pensiero, quella dei “falsi moderni” e quella degli “Heimatkunstler” (difensori dell’arte nazionale), la prima intesa come adeguamento alle mode, la seconda come una ostentazione dell’attaccamento alle forme retrive. Loos individua una linea molto più chiara: la tradizione. Tradizione che secondo Loos si esprime attraverso un “tramandamento” del sapere di generazione in generazione proprio a proseguire quel cammino “classico” dal punto in cui si era interrotto.
Chiavi di lettura
Cercherò di seguito di individuare sostanzialmente i tre subsistemi edilizi nei quali si può convenientemente suddividere il “sistema edilizio” in questione, tuttavia sarà inevitabile imbattersi in osservazioni di natura trattatistica e/o letteraria che personalmente mi hanno dato la possibilità di inquadrare più da vicino la concezione di casa Müller con una delle molteplici chiavi di lettura da essa possedute. Analogamente per l’analisi del sistema tecnologico l’antagonismo tra moderno e tecnologico mi consente di trovare in parte una risposta al forte impatto che si subisce quando per la prima volta si osservano le piante i prospetti e le sezioni di C.M. nonché l’opulenza cromatica e di volumi che si evince da alcuni scatti fotografici selezionati per la presente relazione.
Concezione tecnologica
Il concetto tecnologico di A. Loos, ma più propriamente della residenza presa in esame è da inquadrare in un’ottica differente dalla relazione moderno uguale attuale, nel senso di esprimere il più alto livello tecnologico attraverso l’impiego di tecniche e materiali considerati all’avanguardia per l’epoca, ma piuttosto alla luce del lavoro di Adolf Loos concordare col concetto di uso sapiente dei materiali che proprio in casa Müller raggiunge un grande effetto d’impatto su di un qualsiasi osservatore non necessariamente architetto. Dunque questo uso sapiente dei materiali, evoca un secondo significato di cui è intrisa la parola tekne, ovvero quello di episteme: il conoscere inteso nel suo senso più ampio, il “saperne di qualcosa, intendersene”, concetto che và a collidere con il senso di menzogna al quale si riferiva Loos nell’aforisma su citato che evidentemente gli permette di manifestare il suo dissenso sull’ornamento, che si sovrappone ai materiali e ne falsifica l’identità, in pratica tutto ciò che non ha nulla in comune con il senso tecnologico di Loos.
a cura di L. A.
visita il sito ufficiale Casa Müller
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Intervista al talk-show Charlie Rose all’architetto Renzo Piano (intervista in lingua inglese)
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…E’ bello e brutto, non sta bene, mmh non si addice a me non piace.
Quante volte abbiamo sentito o pronunciato queste parole, ma alla domanda Cosa è la Bellezza sappiamo dare una risposta?
Sappiamo cosa ci piace e cosa non, sappiamo riconoscere delle forme o espressioni piacevoli…probabilmente la risposta alla domanda è No! ma come tutte le cose che accadono intorno a noi, di cui prendiamo atto, di cui siamo spettatori ed interpreti al tempo stesso, tutti noi abbiamo la facoltà di crearci un’idea in tal proposito e quindi di cosa potrebbe significare per noi il concetto di Bellezza.
Io credo che le correnti di pensiero si possano dividere in due grandi filoni: gli Universali e i Soggettivisti ; i primi volgono uno sguardo agli elementi primitivi, fondamentali, indiscutibili, rigorosi e per questo condivisi da una larga maggioranza, i secondi restringono il campo visivo, la loro attenzione sul “dito che indica la luna” e non sulla luna e per questo motivo non godono di una larga maggioranza, ma piuttosto su di una minoranza convinta.
Gli universali, rappresentano coloro che vedono nella bellezza l’espressione di rapporti dimensionali ben precisi, quasi espressione di proporzioni per così dire auree, ben definite (non dimentichiamo quel tipo di approccio alla bellezza femminile che ne sublima l’essenza nei tre famigerati valori).
In realtà il senso delle proporzioni è nel rapporto del tutto con l’uno e dell’uno col tutto e questi sono concetti ben noti agli architetti che almeno una volta hanno letto i trattati di Vitruvio e Palladio.
Bisogna osservare che spesso questo senso della misura, dei numeri, delle proporzioni canoniche, può essere facilmente riconosciuto e non solo, addirittura è possibile isolare il “fatto singolo” che porta alla bellezza rispetto al contesto stesso. Quest’ultima affermazione potrebbe essere in contraddizione col senso delle proporzioni, ma se pensassimo ad esempio a degli occhi azzurri (esempio banale ma che calza) il nostro senso della bellezza, o degli Universali, non collega il fatto singolo ad un contesto negativo che stonerebbe, se pensiamo agli occhi azzurri la nostra immagine è in un certo senso veicolata dal fatto singolo e quindi a considerare quest’ultimo come espressione della proporzione del contesto e non come fautore del senso generale.
Chiunque può sperimentare questa sensazione, visto che spesso il fatto singolo non è indice di bellezza (quante volte esso ha rappresentato per noi l’unico elemento degno di nota), così per questo motivo, personalmente credo che gli universali intendano la bellezza come espressione di una certa euritmia, diciamo di una certa armonia del senso generale. Ma resta il fatto che un occhio azzurro non fà la bellezza!
E’ qui che entrano in gioco i Soggetivisti, i quali non delegittimano i primi e neppure cercano di esautorare l’espressione perfetta della natura, ma piuttosto cercano di trovare la causa profonda che porta come effetto il riconoscimento della bellezza stessa.
Celebre è la frase:“la bellezza non è nell’oggetto osservato, ma negi occhi di chi lo stà ammirando” (che spartanamente viene intesa come non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace). Questa espressione coglie l’essenza della questione, la bellezza è un qualcosa che suscita almeno un sentimento nelle persone, ovvero mentre gli Universali focalizzano la loro attenzione sull’immagine riflessa nello specchio, i Soggettivisti non riconoscono l’immagine, ma piuttosto la sorgente da cui essa stessa è scaturita, mentre lo specchio svolge il ruolo di mediatore. Ci avviciniamo man mano al fulcro della mia riflessione. Un’opera d’arte non sà di essere tale e neppure di essere gradita, non solo, ma possiamo anche notare che non sempre un’opera d’arte (un oggetto o una persona) possono indurre pensieri o sentimenti dello stesso tipo in ogni persona.
Mi piace immaginare la bellezza come quel processo attraverso il quale in un “mezzo” si propagano quelle vibrazioni (alcune specifiche) che si mettono in stretta assonanza con le “frequenze naturali” del corpo e della mente di colui che sta osservando/ascoltando/vivendo qualcosa di concreto; ora se queste vibrazioni entrano in risonanza allora scaturisce quel senso di piacere che spesso è confuso col concetto di bellezza (causa confusa con l’effetto).
Dunque l’oggetto osservato ha delle “frequenze” che non possono essere dissociate dal “mezzo” attraverso cui esse si propagano, esempio: per mezzo, intendo il luogo, l’atmosfera, tutto ciò che avvolge l’attimo in cui si palesa l’atto della percezione. Infine vi è la “frequenza naturale” (diversa da osservatore a osservatore) la quale, come si può ben constatare, presenta una moltitudine di variabili che possono dipendere da cultura, sensibilità, esperienze pregresse, capacità della memoria emotiva.
Da questa tesi è possibile anche trovare la risposta, o meglio, la causa che rende quasi imprevedibili la riuscita dei rapporti umani per cui si possono pronunciare le frasi con cui ho aperto questa riflessione. Questo perchè gli attori in scena non sono più oggetto-mezzo-persona, ma altresì persona-mezzo-persona per cui i campi influenti alterano la percezione del mezzo simultaneamente.
Magari in seguito approfondirò la concezione del mezzo e le sue caratteristiche, per essere più precisi.
Cosa è la Bellezza secondo me?
La capacità di introiettare gli stimoli della realtà e filtrarli a frequenze elementari, se una di esse è prossima a quella naturale dell’osservatore, s’innesca un processo per cui tutto ciò che è superfluo svanisce, lasciando intravedere ciò che l’occhio non vede.
C’è un però, quando si cerca di empirizzare qualcosa che tocca da vicino l’animo umano, ci si rende conto che ciò che è scritto è sempre più lontano da quanto si ha nella testa. Quindi al di là della mia personale riflessione su questo argomento, resterò sempre a bocca aperta dinnanzi a qualcosa che merita l’appellativo di Bello, sia in senso “tecnico” come intendono gli universali che in senso “intrinseco” come per i soggettivisti.
Entrambe i due filoni di pensiero saranno chiamati a dibattere a lungo su questo argomento e ad intavolare una diatriba alla domanda che sorge spontanea: la bellezza è universale o soggettiva?
Personalmente credo e concludo, che chiunque si identificherà con uno dei su citati schieramenti, si troverà a disquisire sì sullo stesso tema, ma tra interlocutori che porranno l’accento su soggetti differenti, gli universali su ciò che si osserva (nel senso più ampio, potrei dire leggere, ascoltare, dipingere…etc.) i soggettivisti sull’osservatore. Tra i due soggetti la differenza è ben chiara, sempre sott’intesa e mai esplicitata quando si chiama in causa la Bellezza.
a cura di L. A.
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